Il grande massacro dei gatti nella Parigi del 700
Nella Parigi degli anni Trenta del Settecento, in una bottega tipografica di rue Saint Severin, un gruppo di apprendisti diede vita a uno degli episodi più bizzarri e studiati della storia sociale francese. Presero tutti i gatti che riuscirono a catturare nel quartiere, li sottoposero a un vero e proprio processo farsa con tanto di accusa, sentenza e boia, e li impiccarono uno dopo l'altro davanti a un pubblico di colleghi che, secondo le fonti, non riuscivano a smettere di ridere. Difficile immaginare una pagina di storia sociale meno rassicurante e più memorabile allo stesso tempo. L'episodio sarebbe rimasto probabilmente sepolto negli archivi se non fosse stato raccontato in prima persona da uno dei protagonisti e poi riportato alla luce due secoli e mezzo dopo dallo storico americano Robert Darnton, che ne fece il caso di studio più celebre della sua carriera.
La fonte: le memorie di un tipografo
Tutto quello che sappiamo di questo episodio arriva da un unico documento: le memorie di Nicolas Contat, un operaio che lavorò come apprendista proprio nella bottega in questione, di proprietà di un certo Jacques Vincent. Contat scrisse un resoconto della sua vita da apprendista intitolato Anecdotes typographiques, in cui descrive con dovizia di particolari le condizioni di lavoro nella stamperia e racconta l'episodio del massacro come l'evento più esilarante a cui avesse mai assistito. Non esistono altre fonti indipendenti che confermino i dettagli precisi dell'accaduto, e questo è un punto che vale la pena tenere presente: stiamo parlando della testimonianza di un solo testimone, per quanto dettagliata e internamente coerente. Un po' come fidarsi ciecamente dell'unico collega che racconta sempre la stessa storia alla macchinetta del caffè, solo che qui la storia è finita in un libro di storia culturale.
Una vita durissima tra i torchi
Per capire perché un gruppo di ragazzi potesse trovare divertente massacrare degli animali bisogna prima capire cosa significasse essere apprendista tipografo nella Parigi del Settecento. Gli apprendisti erano all'ultimo gradino della gerarchia della bottega, sotto i garzoni già formati e ovviamente sotto il maestro stampatore. Dormivano in condizioni precarie, spesso in locali freddi e umidi vicino ai torchi, mangiavano gli avanzi peggiori della cucina padronale e venivano trattati con un misto di disprezzo e sfruttamento che oggi definiremmo semplicemente abuso sul lavoro.
Contat racconta che lui e i suoi compagni erano tenuti svegli ogni notte dal miagolio dei gatti randagi che si aggiravano nel cortile della stamperia. Il fastidio era aggravato da un dettaglio che pesava non poco sul morale dei ragazzi: mentre loro venivano nutriti con scarti quasi immangiabili, i gatti della padrona di casa, in particolare la sua gatta prediletta chiamata la grise, ricevevano pasti regolari e un trattamento quasi affettuoso. Insomma, nella gerarchia della bottega il gatto della padrona se la passava meglio degli esseri umani che stampavano i libri.
Il contrasto tra il modo in cui venivano trattati gli animali domestici e il modo in cui venivano trattati loro stessi non passò inosservato agli apprendisti, e secondo la ricostruzione di Darnton fu proprio questo scarto a caricare l'episodio di un significato che andava ben oltre il semplice fastidio per il rumore notturno.
Il "casus belli", la messa in scena della vendetta
La vicenda comincia, secondo il racconto di Contat, con uno degli apprendisti che si mette a imitare il verso dei gatti sul tetto, notte dopo notte, fino a esasperare il padrone e sua moglie al punto da impedire loro di dormire. Esasperato, il maestro ordina ai suoi operai di liberarsi in qualche modo di quei fastidiosi animali, senza probabilmente immaginare cosa quell'ordine avrebbe scatenato.
Gli apprendisti e i garzoni si gettano nell'incarico con un entusiasmo e uno zelo sproporzionato rispetto alla richiesta. Armati di bastoni e barre di ferro dei torchi, danno la caccia a ogni gatto randagio del vicinato, uccidendone a bastonate un numero considerevole. Ma non si fermano lì...tra le vittime finisce anche la grise, la gatta prediletta della moglie del padrone, colpita alla schiena e poi finita per evitare che sopravvivesse a testimoniare l'accaduto contro di loro. È un dettaglio significativo, perché trasforma l'episodio da semplice derattizzazione felina a un atto che colpisce direttamente e simbolicamente la famiglia del padrone.
I gatti sopravvissuti alla prima ondata di violenza vengono radunati e sottoposti a una sceneggiata giudiziaria completa di tutti i crismi del diritto dell'epoca. Viene allestito un tribunale improvvisato, con tanto di guardie, un confessore, un boia e persino un notaio incaricato di verbalizzare la sentenza. Un livello di burocrazia che molti tribunali veri dell'epoca si sarebbero sognati.
I gatti vengono formalmente accusati di stregoneria, giudicati colpevoli e condannati all'impiccagione. La sentenza viene eseguita per impiccagione su una sorta di forca improvvisata, tra le risate e l'entusiasmo dei presenti, mentre il padrone e sua moglie, richiamati dal trambusto, arrivano giusto in tempo per assistere alla scena senza però comprenderne appieno la portata: credono che i loro operai si stiano semplicemente sbarazzando dei gatti randagi che disturbavano le notti di tutti, senza sapere che la loro stessa gatta era già stata giustiziata.
Secondo Contat, l'episodio fu talmente memorabile per gli operai della bottega che venne rimesso in scena in forma di pantomima decine di volte nei mesi successivi, ogni volta scatenando le stesse risate sfrenate tra chi vi assisteva. Un vero e proprio cavallo di battaglia della bottega, molto prima che il termine cabaret esistesse.
Perché tutto questo faceva ridere
Qui entra in gioco l'interpretazione storica, che è la parte più interessante e anche più dibattuta della vicenda. Robert Darnton, che pubblicò lo studio di questo episodio nel suo libro "Il grande massacro dei gatti" nel 1984, propose una lettura che andava oltre la semplice cronaca di un atto di crudeltà verso gli animali. Secondo la sua analisi, il massacro va letto come una forma velata di protesta operaia, un modo per gli apprendisti di colpire simbolicamente il loro padrone senza rischiare le conseguenze dirette di una ribellione aperta.
Nella cultura popolare francese del Settecento, i gatti erano associati sia alla stregoneria sia, in modo più implicito, alla sfera sessuale, specialmente nel linguaggio popolare e nelle allusioni scurrili dell'epoca. Colpendo simbolicamente la gatta della padrona di casa, gli apprendisti stavano secondo Darnton lanciando anche un'insinuazione sulla vita privata della coppia, alludendo a presunte infedeltà della moglie del padrone.
Uccidere il gatto significava colpire, per associazione, l'onore della casa, in un modo che il padrone stesso non poteva cogliere pienamente ma che i suoi stessi operai capivano perfettamente, ed è proprio in questo scarto di comprensione tra vittima designata e carnefici che secondo Darnton risiede il nucleo comico dell'episodio.
Va detto che questa lettura antropologica, per quanto influente e ampiamente citata negli studi di storia culturale, non è priva di critiche. Alcuni storici hanno fatto notare che si tratta di un'interpretazione costruita su un solo documento e che il rischio di sovrainterpretare un aneddoto isolato è concreto. Del resto costruire un intero impianto teorico su una sola testimonianza è un rischio che ogni storico conosce bene, un po' come ricostruire l'intero carattere di una persona da un solo post sui social. Resta il fatto che l'episodio, documentato o meno nei suoi dettagli esatti, ci offre uno spaccato prezioso sulle tensioni sociali che attraversavano il mondo del lavoro artigianale nella Francia prerivoluzionaria, tensioni che di lì a qualche decennio sarebbero esplose su scala ben più ampia.
Un mondo di apprendisti tra rituali e umiliazioni
Il massacro dei gatti non va letto come un episodio isolato di crudeltà gratuita secondo me, ma va inserito in un contesto più ampio di riti di passaggio e dinamiche di potere tipiche delle corporazioni artigiane dell'epoca. Gli apprendisti vivevano una fase liminale della loro esistenza, sospesi tra l'infanzia e lo status di garzone formato, e questa condizione di passaggio era spesso accompagnata da pratiche rituali, scherzi violenti e forme di cameratismo che oggi definiremmo nonnismo. Le corporazioni avevano le loro cerimonie semiserie per il passaggio da apprendista a garzone, con banchetti, giochi di ruolo e prove di resistenza fisica e psicologica.
In questo senso il massacro dei gatti si configura come una sorta di rituale collettivo che permetteva agli apprendisti di sfogare tensioni accumulate, rinsaldare i legami di gruppo e, allo stesso tempo, prendersi gioco di un'autorità che non potevano attaccare direttamente. Il padrone tipografo, quando arriva sulla scena del massacro, liquida l'accaduto come una sciocchezza priva di conseguenze, senza rendersi conto di essere lui stesso, insieme a sua moglie, il vero bersaglio dello scherzo. Probabilmente il caso più antico di capo che ride distrattamente a una battuta fatta proprio su di lui.
Un aneddoto che parla ancora oggi
Quello che rende questo episodio affascinante, al di là della sua componente macabra, è la finestra che apre su un mondo di lavoro e di relazioni sociali che ci risulta oggi quasi incomprensibile nella sua logica interna. Il fatto che un gruppo di giovani potesse trovare così esilarante torturare e uccidere degli animali domestici dice molto su quanto le sensibilità collettive siano cambiate nel corso dei secoli, e su quanto sia difficile per uno storico ricostruire non solo i fatti di un'epoca passata, ma il senso dell'umorismo, delle allusioni e delle tensioni sociali che li accompagnavano.
Il grande massacro dei gatti resta oggi uno degli esempi più citati nei corsi di storia culturale proprio per questa ragione: non tanto per la stranezza dell'episodio in sé, quanto per la difficoltà di decifrarne il significato originario. Se non altro, la prossima volta che il gatto di casa vi terrà svegli tutta la notte potrete consolarvi pensando che le opzioni a disposizione, oggi, sono decisamente più civili.