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Visualizzazione dei post con l'etichetta Le cronache Anunnaki

Eridu: Il primo insediamento sulla terra

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Esiste un punto preciso sulla superficie del pianeta che i Sumeri indicavano come l'inizio di tutto.  Non un luogo simbolico, non una metafora poetica dell'origine, ma una località geografica identificabile, con coordinate note, oggi visibile come un rilievo di sabbia e mattoni crudi nel deserto meridionale dell'Iraq. Si chiama Eridu. E il documento più antico che ne parla, la Lista Reale Sumerica, si apre con una frase che vale la pena leggere lentamente. "Quando la regalità discese dal cielo, la regalità era a Eridu." Non nacque. Non emerse. Non si sviluppò gradualmente dalle società tribali precedenti, come descriverebbe qualunque manuale di storia moderno. Discese. E il primo luogo in cui si posò fu una città. Eridu corrisponde al sito archeologico di Tell Abu Shahrain, nel governatorato di Dhi Qar, nell'Iraq meridionale, a poco più di venti chilometri a sudovest delle rovine di Ur. Il sito fu identificato nel 1855 dall'archeologo britannic...

Nibiru, i SAR e il tempo degli Anunnaki

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C'è un numero che perseguita i testi più antichi dell'umanità. Compare inciso sull'argilla sumera, governa le cronologie dei sacerdoti babilonesi e riemerge, a migliaia di chilometri di distanza, nei cicli cosmici dell'India antica. Quel numero è 3.600. E ogni volta che appare, porta con sé la stessa vertigine: la sensazione che chi ha scritto quei testi stesse misurando il tempo con un orologio diverso dal nostro. Noi contiamo gli anni sul giro della Terra intorno al Sole. Trecentosessantacinque giorni, e da capo. È l'unica misura che conosciamo, e ci sembra così ovvia da essere universale. Ma se qualcuno vivesse su un altro mondo, con un'orbita diversa, il suo anno sarebbe un'altra cosa. Più lungo. Molto più lungo. E se quel qualcuno avesse insegnato all'umanità a contare il tempo, ci avrebbe lasciato in eredità un calendario tarato non sul nostro cielo, ma sul suo. È questa l'ipotesi che sta al cuore dell'interpretazione anunnaki. ...

I metalli degli Dei: un desiderio che forse non è nostro

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Provate a spiegare l'oro a un uomo di dodicimila anni fa. Ditegli che esiste un metallo giallo, pesante, che luccica. Lui vi chiederà, ragionevolmente, a cosa serve. E voi non avrete una risposta. Perché l'oro non serve a niente. Non a lui, almeno. È troppo tenero per farci una lama: un pugnale d'oro si piega alla prima costola. È inutile per una punta di freccia, per una zappa, per un amo. Non si può mangiare. Non cura le ferite. Non tiene caldo, non illumina, non aiuta a orientarsi. Un uomo che passi tre giorni a setacciare la ghiaia di un fiume per ricavarne qualche grammo di polvere gialla è un uomo che per tre giorni non ha cacciato, non ha raccolto, non ha costruito nulla. In termini puramente pratici, ha sprecato tre giorni della propria vita. Eppure quell'uomo l'ha fatto. E dopo di lui lo hanno fatto i suoi figli, e i figli dei suoi figli, per dodicimila anni, su ogni continente abitato, in civiltà che non si erano mai incontrate e che non sapeva...

Il mischiato: come nacque il primo uomo lavoratore

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La creatura fatta per servire Nel principio non ci fu una parola, e non ci fu nemmeno un soffio. Ci fu una decisione presa in una sala del consiglio, da un gruppo di esseri stanchi di una crisi che minacciava di travolgerli. Il primo uomo, secondo i testi più antichi che l'umanità abbia mai inciso, non nacque per amore né per gioco né per il desiderio di un creatore di avere qualcuno con cui condividere il mondo. Nacque perché serviva un lavoratore. Un essere che portasse il carico che gli dei non volevano più portare. E per farlo, quegli esseri fecero qualcosa che ancora oggi, a quasi quattromila anni dal giorno in cui questa storia fu incisa nell'argilla, ci lascia senza fiato per la sua audacia: mescolarono la loro stessa sostanza con la materia della Terra, e ne ricavarono una creatura nuova. I sumeri la chiamarono lullu. Il termine si può tradurre come "uomo primitivo", ma la sua radice porta anche un altro significato, più rivelatore: il mischiato, i...

La rivolta degli Igigi e il primo sciopero della storia

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C'è un evento che i libri di storia non registrano, eppure è raccontato con dovizia di dettagli in uno dei testi più antichi che l'umanità possieda. Non è una battaglia, non è un diluvio, non è la fondazione di una città. È uno sciopero. Un ammutinamento in piena regola, con tanto di attrezzi bruciati, assedio notturno al palazzo del comandante e trattativa sindacale finale. Solo che i protagonisti non erano uomini. Erano dei. Il testo si chiama Atrahasis, dal nome del suo eroe umano, ed è arrivato fino a noi su tavolette d'argilla in lingua accadica, le più antiche delle quali risalgono al XVII secolo avanti Cristo, copie di tradizioni molto più remote. I manuali lo presentano come "il poema babilonese del Diluvio", perché contiene la versione mesopotamica della storia che poi ritroveremo nella Genesi. Ma il Diluvio arriva solo nella seconda parte. La prima parte racconta qualcosa di molto più strano e, a ben vedere, di molto più importante: racconta ...

Il colpo di stato di Marduk: L'usurpatore che riscrisse il cielo

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Immagina di poter riscrivere la storia. Non di falsificarla goffamente, ma di riscriverla così bene, così in profondità, che dopo qualche generazione nessuno ricordi più com'erano andate davvero le cose. Immagina di prendere le imprese dei tuoi predecessori, i loro titoli, i loro poteri, e di cucirteli addosso uno per uno, finché il passato intero non parli di te. C'è un dio che ha fatto esattamente questo. Non era il primogenito di nessuno. Non aveva diritto al trono. Apparteneva alla fazione perdente della più grande faida dinastica mai raccontata, ed era la divinità patrona di una città che, per secoli, non contò nulla. Si chiamava Marduk. E la sua ascesa al vertice del pantheon mesopotamico non è un mito della creazione, come ci hanno insegnato. È il resoconto, abilmente travestito da poema cosmogonico, del colpo di stato più riuscito della storia antica. Il figlio della fazione sbagliata Per capire chi era Marduk prima del trono, bisogna capire da dove veniva. ...