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Visualizzazione dei post con l'etichetta Considerazioni e pensieri

Perché i testi sumeri non sono mitologia come le altre

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C'è una frase che chiunque si occupi di questi temi si sente ripetere prima o poi, e probabilmente l'avete pensata anche voi la prima volta che avete incontrato gli Anunnaki: "Ma sono solo miti. Come le leggende dei vichinghi, come Zeus e i titani, come mille altre storie che i popoli antichi si raccontavano attorno al fuoco. Perché mai i sumeri dovrebbero essere diversi?". È un'obiezione seria, e merita una risposta seria. Non una scrollata di spalle, non un atto di fede, ma una risposta fatta di fatti verificabili. Perché la verità è che sì, i testi sumeri sono diversi da tutte le altre mitologie che conosciamo. Non per una sensazione, non per una preferenza di chi ama l'esotico: per una serie di ragioni concrete, che chiunque può controllare, e che non richiedono di credere a nulla in anticipo. Alla fine di questo articolo potrete continuare a pensare che quei racconti siano invenzioni. Ma non potrete più dire che sono invenzioni come le altre. ...

Perché la colpa si posa sul corpo della donna?

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Quando pensiamo al peccato originale, immaginiamo quasi sempre un gesto astratto, una disobbedienza generica verso un ordine ricevuto. Ma il testo ebraico di Genesi, letto con attenzione al suo linguaggio, racconta qualcosa di più concreto e più fisico. Racconta il momento in cui due esseri umani scoprono i propri corpi, e da quel momento il corpo della donna diventa il centro di una colpa che l'uomo non porterà mai allo stesso modo. Questo articolo prova a ricostruire quel percorso passo dopo passo, partendo dalle singole parole ebraiche usate nel racconto, per poi seguire come questa dinamica si sia trasmessa e amplificata nei secoli successivi, fino a diventare un modo di pensare il corpo femminile che, in forme diverse, arriva ancora fino a noi. Conoscere non significa solo sapere Nella lingua ebraica, il verbo yada, che traduciamo genericamente con conoscere, ha un significato molto più ampio di quello che intendiamo noi oggi. Non indica solo un sapere intellettual...

LA GABBIA DEL PARADIGMA DOMINANTE

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Quando apriamo un libro di storia a scuola o guardiamo un documentario in televisione, abbiamo quasi sempre l'impressione di fare un viaggio dentro una serie di fatti certi e provati al cento per cento. Ci viene raccontato il passato dell'umanità come se fosse una strada dritta e chiara, costruita passo dopo passo da studiosi attenti che lavorano senza alcun pregiudizio. Siamo stati abituati a credere che la conoscenza della storia cresca in modo naturale e senza ostacoli, semplicemente aggiungendo una nuova scoperta dopo l'altra. Tuttavia, la realtà delle cose è molto diversa e decisamente più complessa.  Chiunque si metta a studiare da vicino il modo in cui nasce e si diffonde il sapere si accorge presto che ogni epoca guarda al passato attraverso i propri occhiali personali. Questi occhiali sono fatti di idee diffuse, convinzioni del momento e condizionamenti di ogni tipo. Quando ci si avvicina allo studio delle origini dell'uomo e delle prime grandi civi...

Ogni creatore finisce per temere la propria creazione

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C'è uno schema che attraversa migliaia di anni di storia umana, e che si ripete con una regolarità quasi inquietante. Un creatore dona alla propria creazione un potere, una conoscenza, una capacità, per uno scopo circoscritto. La creazione, prima o poi, supera quel confine. E il creatore, riconoscendo nella propria opera un riflesso troppo fedele di sé, interviene per contenerla. Lo troviamo nell'Eden. Lo troviamo, in forma ancora più drammatica, nella vicenda dei Vigilanti. E lo stiamo vivendo oggi, in tempo reale, nel modo in cui parliamo di Intelligenza Artificiale. Non è una semplice coincidenza narrativa, né un archetipo letterario che si ripete per pigrizia degli autori. È uno schema che ritorna perché descrive qualcosa di reale su cosa significhi creare: sul momento in cui ciò che abbiamo generato smette di essere strumento e comincia a essere soggetto. L'Eden: il primo incidente di contenimento Il racconto della cacciata dall'Eden è tradizionalmente ...

11.000 ac: quando tre strade portano allo stesso risultato

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C'è un esercizio che chiunque ami la storia proibita dovrebbe fare almeno una volta: prendere due ricercatori che non si sono mai parlati, che partono da fonti completamente diverse, che usano metodi che non hanno nulla in comune, e verificare dove arrivano. Se arrivano in luoghi lontani, pazienza. Ma se arrivano nello stesso punto, allora quel punto merita attenzione. È esattamente quello che accade con la datazione del diluvio universale. Da una parte Zecharia Sitchin, che negli anni Settanta deduce dalla sua lettura dei testi sumeri una catastrofe planetaria intorno all'11.000 avanti Cristo. Dall'altra Martin Sweatman, ingegnere chimico dell'Università di Edimburgo, che nel 2017 decodifica in chiave astronomica i simboli scolpiti su un pilastro di Göbekli Tepe e ottiene una data intorno al 10.950 avanti Cristo. Cinquant'anni di scarto su una scala di tredicimila anni. Praticamente lo stesso istante. Questo articolo racconta le due strade, i loro punti...

LA RELIGIONE COME STRUMENTO DI CONTROLLO TOTALE

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La storia dell’umanità, se osservata senza il filtro del dogma o della tradizione, appare come un immenso arazzo di verità capovolte.  Ci hanno insegnato fin da piccoli che questo peso si chiama peccato, che siamo nati con una macchia e che l'unico modo per essere "salvi" sia guardare verso l'alto e chiedere perdono. Ma se proviamo a toglierci queste lenti per un momento, iniziamo a scorgere una realtà molto più terrena e, se vogliamo, molto più cruda. La religione, quella che oggi chiamiamo spiritualità organizzata, non è nata per elevarci, ma per colmare il vuoto lasciato da chi un tempo ci comandava con la forza. Tutto inizia da un ricordo che abbiamo sepolto sotto strati di incenso e preghiere. In un passato che la storia ufficiale preferisce ignorare, il rapporto con quelli che chiamavamo dèi non aveva nulla di mistico. Erano presenti, visibili, dotati di una tecnologia che ai nostri occhi sembrava magia, e non chiedevano devozione, ma braccia per sca...

Come facevano i Sumeri a scrivere di incontri con esseri del cielo e navi celesti senza avere nozioni scientifiche moderne?

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Nelle biblioteche archeologiche giacciono centinaia di migliaia di tavolette cuneiformi sumere, molte delle quali ancora non tradotte. Tra quelle già decifrate emerge un paradosso che dovrebbe far riflettere ogni studioso serio della storia antica: come poteva una civiltà di 6.000 anni fa, che secondo la narrativa ufficiale aveva appena scoperto l'agricoltura e la ruota, descrivere con precisione tecnica fenomeni celesti e tecnologie che noi abbiamo compreso solo nel XX secolo? Quando ci avviciniamo ai testi delle più antiche civiltà, in particolare a quelli sumeri, incontriamo un problema affascinante: come spiegare la precisione e la ricorrenza con cui parlano di esseri “discesi dal cielo”, di conoscenze astronomiche e di “carri” che attraversano i cieli? Come poteva un popolo pre-tecnologico, senza telescopi, motori o aeroplani, descrivere qualcosa di simile a un contatto extraterrestre? Secondo l’archeologia accademica, i testi sumeri sono mitologia e simbolismo. Gli dè...

Quando il cielo parlava alla Terra

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  C’è stato un tempo in cui l’uomo scrutava il cielo non per noia o per svago, ma per sopravvivenza, per timore, per fede. Ogni luce inattesa, ogni sussurro del firmamento poteva significare un presagio, un comando divino, un contatto. Eppure, in mezzo ai racconti mitologici e alle cronache religiose, vi sono testimonianze che sembrano andare oltre il simbolico. Descrizioni dettagliate di oggetti volanti, luci che sfidano la logica, apparizioni nei cieli osservate da eserciti interi o annotate da scrivani reali. Fenomeni talmente straordinari da spingere i popoli antichi a interpretarli come manifestazioni divine. Ma se non lo fossero? Questo saggio nasce da una domanda tanto semplice quanto scomoda: e se alcune delle divinità dei nostri antenati non fossero altro che visitatori provenienti da altrove? Non in senso metaforico, ma letterale. E se i carri di fuoco, le nubi luminose, gli “uomini venuti dal cielo” fossero la memoria deformata di contatti reali con intelli...