Eliogabalo e la pietra nera di Emesa
Nell'estate del 219 dopo Cristo, chi si trovava per strada a Roma vide passare un carro trainato da sei cavalli bianchi. Sul carro non c'era un uomo, non c'era una statua di marmo, non c'era un simbolo dell'impero. C'era una pietra nera di forma conica, alta poco più di un uomo. Davanti al carro, correndo all'indietro per non voltare mai le spalle alla pietra, procedeva l'imperatore di Roma. Aveva quindici anni. Nei quattro anni successivi tentò di riscrivere la religione dell'impero più potente del mondo antico, e fallì così completamente che il suo nome venne cancellato dalle iscrizioni e il suo corpo gettato nel Tevere. Questa è la storia di quella pietra, di quel ragazzo, e di un'idea che sarebbe stata accolta trionfalmente cinquant'anni più tardi, quando a proporla fu qualcun altro. Un ragazzo di Emesa Si chiamava Vario Avito Bassiano ed era nato intorno al 204 a Emesa, la città siriana che oggi si chiama Homs. La sua famigli...