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Come si lavavano gli antichi: l'igiene prima del sapone industriale come lo conosciamo oggi

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Quando pensiamo all'igiene nel mondo antico, l'immaginario collettivo tende a oscillare tra due estremi altrettanto fuorvianti: da un lato l'idea di popolazioni sporche e indifferenti alla pulizia del corpo, dall'altro il mito di civiltà perdute già in possesso di conoscenze quasi moderne. La realtà, come spesso accade, è più interessante di entrambi gli stereotipi. Sumeri, Accadici, Babilonesi ed Egizi ci hanno lasciato una documentazione sorprendentemente ricca sulle loro pratiche di pulizia, scritta su tavolette d'argilla e papiri medici, mentre Greci e Romani hanno sviluppato veri e propri rituali sociali attorno al lavarsi, curando anche denti, alito e peluria corporea con soluzioni tanto ingegnose quanto lontane dai nostri prodotti industriali. Sumeri e Accadici: le prime ricette scritte della storia La testimonianza più antica che possediamo su una sostanza detergente arriva da una tavoletta cuneiforme sumera datata intorno al 2800 avanti Cristo, ...

Il grande massacro dei gatti nella Parigi del 700

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Nella Parigi degli anni Trenta del Settecento, in una bottega tipografica di rue Saint Severin, un gruppo di apprendisti diede vita a uno degli episodi più bizzarri e studiati della storia sociale francese. Presero tutti i gatti che riuscirono a catturare nel quartiere, li sottoposero a un vero e proprio processo farsa con tanto di accusa, sentenza e boia, e li impiccarono uno dopo l'altro davanti a un pubblico di colleghi che, secondo le fonti, non riuscivano a smettere di ridere. Difficile immaginare una pagina di storia sociale meno rassicurante e più memorabile allo stesso tempo. L'episodio sarebbe rimasto probabilmente sepolto negli archivi se non fosse stato raccontato in prima persona da uno dei protagonisti e poi riportato alla luce due secoli e mezzo dopo dallo storico americano Robert Darnton, che ne fece il caso di studio più celebre della sua carriera. La fonte: le memorie di un tipografo Tutto quello che sappiamo di questo episodio arriva da un unico do...

La prima "recensione negativa" della storia: il caso Ea-nasir (1750 a.C.)

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Immagina di fare un acquisto online, ricevere un prodotto scadente, scrivere un'ira di Dio al servizio clienti e... scoprire che la tua lamentela è rimasta impressa nella pietra per i successivi 4.000 anni. È esattamente quello che è successo a Nanni, un commerciante della città di Ur (nell'attuale Iraq), intorno al 1750 a.C. La sua tavoletta d'argilla, oggi custodita al British Museum, è ufficialmente considerata il reclamo clienti più antico del mondo. Il fatto: rame di pessima qualità Il destinatario della furia di Nanni era Ea-nasir, un membro della gilda dei mercanti di Alashiya (l'attuale Cipro), specializzato nel commercio del rame. Il rame, all'epoca, era un materiale preziosissimo, fondamentale per la produzione di bronzo (e quindi di armi e attrezzi). Nanni aveva pagato in anticipo per una consegna di lingotti di rame di prima scelta. Ma quando il suo servitore andò a ritirare la merce, Ea-nasir gli mostrò dei lingotti grezzi e di pessima quali...

L'Orda d'Oro: L'Impero che la Russia Vuole Dimenticare

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Chiedete a un russo medio cosa sia stato il "giogo tartaro" e probabilmente vi descriverà un periodo oscuro di barbarie, oppressione, arretratezza. Duecento cinquant'anni in cui orde selvagge delle steppe saccheggiavano, bruciavano, opprimevano la povera Russia cristiana. Un'epoca di tenebre da cui la Russia si liberò eroicamente sotto la guida di principi valorosi, per poi diventare la grande nazione che conosciamo. Questa è la narrativa ufficiale, quella insegnata nelle scuole russe, quella che permea la cultura popolare, quella che giustifica l'identità nazionale russa come "baluardo della civiltà contro i barbari asiatici". Ma c'è un problema: è largamente propaganda. L'Orda d'Oro non era orda di barbari selvaggi. Era impero sofisticato, con amministrazione complessa, economia fiorente, città monumentali, tolleranza religiosa inusuale per l'epoca, e un sistema di governo che in molti aspetti era più avanzato di quello euro...

Tartaria: L'Impero Asiatico Cancellato dalle Mappe e dalla Storia?

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Aprite un atlante del 1700. Troverete, estesa per buona parte dell'Asia settentrionale, una regione immensa chiamata "Tartaria" o "Grande Tartaria". Aprite un atlante del 1850. Non c'è più. È scomparsa. Non conquistata gradualmente con nuovi nomi, non frammentata progressivamente, semplicemente cancellata e sostituita con una costellazione di denominazioni diverse: Siberia, Mongolia, Manciuria, territori ottomani, khanati dell'Asia centrale. Cosa è successo? La risposta accademica standard è semplice: non è mai esistita come entità politica unificata, era solo un termine geografico vago usato dagli europei per indicare le terre dell'Asia centrale popolate da popoli turco-mongoli. Con l'avanzare delle conoscenze geografiche, il termine impreciso è stato abbandonato in favore di denominazioni più accurate. Ma è davvero così semplice? Perché allora centinaia di mappe dettagliate mostravano confini precisi, città specifiche, divisioni amm...

Le Prefiche: Quando il dolore era un mestiere

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Immaginate una processione funebre nel sud Italia degli anni '50. Il feretro avanza lentamente tra le viuzze di un paese lucano. Ma ciò che colpisce non è il silenzio reverente che ci aspetteremmo: è un concerto di urla strazianti, pianti disperati, donne vestite di nero che si strappano i capelli, si graffiano il volto fino a farlo sanguinare, si percuotono il petto con violenza. E la cosa più inquietante? Molte di queste donne non hanno mai conosciuto il defunto. Sono professioniste. Sono le prefiche: le mercanti delle lacrime. Un Mestiere Antico Come la Morte La parola "prefica" deriva dal latino praefica, da prae (davanti) e facere (fare): letteralmente "colei che opera davanti alla casa" del defunto. Ma le origini di questa figura si perdono nella notte dei tempi, documentate fin dall'Antico Egitto e celebrate (o condannate) nelle civiltà antiche del Mediterraneo. Omero nell'Iliade descrive lamentatrici che piangono Ettore, mentre Pausan...

LA BIBLIOTECA DI ALESSANDRIA: chi volle distruggere le conoscenze dell'antichità?

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C'è un fantasma che infesta la nostra storia. È l'ombra di un edificio che non esiste più, un'assenza che pesa più di qualsiasi monumento. È la Grande Biblioteca di Alessandria . Quando la nominiamo, pensiamo subito a un singolo, catastrofico evento: un incendio, un rogo, un atto di fanatismo che ha gettato il mondo nell'oscurità. Ma quale? Nel 331 a.C., Alessandro Magno fondò la città che avrebbe portato il suo nome sulla costa mediterranea dell'Egitto. Pochi decenni dopo, i suoi successori tolemaici costruirono qualcosa di straordinario, la Biblioteca di Alessandria, il più grande deposito di conoscenza del mondo antico. Per oltre sei secoli, quella biblioteca custodì il sapere accumulato da civiltà millenarie: rotoli egizi , tavolette babilonesi , testi greci , trattati persiani , documenti fenici , opere indiane . Si stima che contenesse tra 400.000 e 700.000 rotoli - praticamente l'intero patrimonio intellettuale del mondo conosciuto allora. No...