Zeitgeist, anatomia di un elenco inventato

Nel 2007 un documentario diffuso gratuitamente in rete raggiunse in pochi mesi decine di milioni di spettatori e cambiò il modo in cui una generazione intera discute di religioni antiche. Si intitolava Zeitgeist, era firmato da Peter Joseph, e la sua prima mezz'ora sosteneva una tesi semplice e devastante, cioè che la figura di Gesù non fosse altro che il rifacimento di divinità solari precedenti, tutte nate il 25 dicembre da una vergine, tutte dotate di dodici discepoli, tutte morte e risorte dopo tre giorni. L'elenco era recitato con voce calma sopra ruote zodiacali e mappe stellari, e produceva su chi lo ascoltava per la prima volta un effetto di rivelazione difficile da dimenticare. Il problema è che quell'elenco, verificato voce per voce sulle fonti antiche, non esiste. Questo articolo lo smonta punto per punto, e lo fa non per difendere una religione ma per difendere un metodo, perché chi lavora fuori dal consenso accademico ha bisogno di essere più rigoroso degli altri, non meno.
Una premessa necessaria
Chi mi segue da tempo sa perfettamente da che parte sto. Lavoro da anni su letture non ufficiali della storia antica, non considero il consenso accademico un argomento sufficiente per chiudere una questione e ho scritto centinaia di pagine su ricostruzioni che nessuna università accetterebbe di firmare. Questo articolo non è un pentimento e non è un passaggio di campo. È una distinzione, e a mio parere è la distinzione più importante che ci sia in questo mestiere. Cercare una versione alternativa non significa inventarla. Sono due attività opposte, anche se al lettore distratto possono sembrare la stessa cosa, perché la prima parte da un documento che non torna e la seconda parte dalla conclusione desiderata e va a cercarsi il materiale. Chi si muove fuori dal sentiero ufficiale si porta dietro uno svantaggio di credibilità che non gli verrà mai condonato, e ha un solo modo per compensarlo, cioè essere più preciso, più verificabile e più onesto sui limiti delle proprie prove di quanto sia chi ripete la versione comoda. Ogni volta che qualcuno si accontenta di una suggestione ben montata al posto di una fonte, non danneggia soltanto sé stesso. Danneggia tutti quelli che stanno facendo lo stesso lavoro sul serio. Per questo il pezzo che segue è severo, e per questo lo scrivo io e non un professore.

Cosa afferma esattamente il film

Conviene mettere in fila le affermazioni prima di verificarle, altrimenti la discussione diventa impossibile. Secondo Zeitgeist il dio egizio Horus nacque il 25 dicembre da una vergine di nome Iside Meri, la sua nascita fu annunciata da una stella a oriente, tre re vennero ad adorarlo, a dodici anni era già un maestro prodigioso, a trenta fu battezzato da una figura chiamata Anup il Battezzatore, ebbe dodici discepoli, compì miracoli, fu tradito, crocifisso, sepolto per tre giorni e risorto. Lo stesso schema, sostiene il film, si ritrova in Attis in Frigia, in Krishna in India, in Dioniso in Grecia e in Mitra in Persia, tutti nati il 25 dicembre, tutti risorti al terzo giorno. La spiegazione proposta è astronomica, dato che il 25 dicembre sarebbe il giorno in cui il Sole, dopo tre giorni di immobilità apparente nei pressi della costellazione della Croce del Sud, riprende a salire. I dodici discepoli sarebbero i dodici segni dello zodiaco e la stella a oriente sarebbe Sirio, allineata con le tre stelle della cintura di Orione che il film identifica con i tre re magi.

Il film costruisce tutto sull'Egitto, quindi è dall'Egitto che bisogna partire. Nei testi egizi Horus non nasce da una vergine. Nasce quando Iside, dopo che Osiride è stato ucciso e smembrato da Seth, ne ricompone il corpo e ne trae il seme per concepire. È una concezione miracolosa, questo sì, ma nel senso opposto a quello che serve alla tesi, perché comporta un padre, un corpo e un atto generativo esplicitamente narrato. Il nome Meri poi non è un nome. In lingua egizia mery significa amato o diletto ed è un epiteto che compare attaccato a decine di divinità e di sovrani, quindi l'equazione con la Maria evangelica funziona soltanto per chi non conosce la lingua. Sulla data la situazione è ancora più netta, perché la tradizione egizia colloca la nascita degli dèi della famiglia osiriaca nei cinque giorni epagomeni, cioè i giorni supplementari aggiunti in coda all'anno civile per raccordarlo al ciclo solare, che nell'allineamento originario cadevano in piena stagione della piena del Nilo e non hanno alcun rapporto con dicembre. Anup il Battezzatore semplicemente non esiste. Esiste Anubi, in egizio Inpu, che è il dio funerario dalla testa di canide incaricato dell'imbalsamazione e della pesatura del cuore, e nessun testo gli attribuisce riti battesimali o un ruolo di precursore. I dodici discepoli non compaiono in nessuna fonte egizia, dove semmai si incontrano i quattro figli di Horus, che sono le divinità protettrici dei vasi canopi. Quanto alla crocifissione, è un supplizio romano, importato in Oriente dai Cartaginesi e dai Persiani nelle sue forme precedenti, del tutto estraneo all'immaginario funerario egizio. E il personaggio che nella mitologia egizia muore e ritorna non è Horus ma Osiride, il quale però non risorge affatto nel senso di tornare alla vita terrena, dato che viene reintegrato come sovrano del regno dei morti. La differenza non è un dettaglio, è il senso stesso del mito.

Il secondo pilastro del film è Mitra, e qui basta guardare le immagini. Il culto mitraico romano ci ha lasciato centinaia di rilievi e affreschi nei suoi santuari sotterranei, e due scene si ripetono ovunque. La prima è l'uccisione del toro, la seconda è la nascita del dio, che emerge da una roccia con la torcia e il coltello in mano. I dedicanti la chiamavano petra genetrix, cioè la roccia generatrice. Nessuna vergine, nessuna madre, nessuna stalla. Sui dodici discepoli il malinteso ha un'origine visiva riconoscibile, perché nei rilievi la scena centrale è talvolta circondata dai dodici segni dello zodiaco, e qualcuno li ha scambiati per un collegio di seguaci. Ma sono costellazioni, non persone. Sulla morte e resurrezione di Mitra la situazione è ancora più semplice, dato che non esiste alcun racconto antico di una morte di Mitra, in nessuna fonte, in nessuna lingua. Non si può risorgere in un mito in cui non si muore.

Gli altri casi si sgretolano con la stessa rapidità. Attis nasce da Nana, che concepisce dopo aver raccolto in grembo un frutto nato dal sangue di Agdistis, quindi ancora una volta una concezione prodigiosa ma niente affatto verginale nel senso richiesto, e la sua morte avviene per autoevirazione sotto un pino, non su una croce. Sulla sua resurrezione va detto con onestà che il dibattito esiste, perché la festa romana degli Hilaria del 25 marzo comportava manifestazioni di gioia dopo il lutto, ma diversi studiosi ritengono che l'elemento propriamente resurrezionale sia una lettura tarda, formatasi quando il cristianesimo era già diffuso. Dioniso è figlio di Semele, che è una donna mortale ingravidata da Zeus, e la sua seconda nascita avviene dalla coscia del padre, il che è tutto tranne una nascita verginale. Krishna è l'ottavo figlio di Devaki, e il numero ordinale rende superflua ogni discussione sulla verginità della madre, e muore colpito al tallone dalla freccia del cacciatore Jara. Nessuno di questi personaggi ha una data di nascita antica fissata al 25 dicembre. Quella data compare per la prima volta, come abbiamo documentato in un altro articolo, in un calendario romano del 354 dopo Cristo.
Un articolo che demolisce e basta è un articolo disonesto, quindi va detto con chiarezza cosa resiste alla verifica. Il mondo antico era pieno di divinità che morivano e tornavano secondo il ritmo delle stagioni, e il legame tra vegetazione, ciclo solare e rinascita è un dato reale della storia delle religioni. Il sincretismo, cioè la fusione di culti diversi in figure comuni, esisteva davvero ed era la normalità nell'impero romano. Il cristianesimo antico ha usato in abbondanza il linguaggio della luce e del sole, al punto che alcuni autori cristiani chiamavano Cristo il sole di giustizia riprendendo un'espressione profetica. E almeno un parallelo puntuale regge, perché nel culto di Dioniso erano attestati prodigi in cui l'acqua si trasformava in vino durante le feste del dio, riferiti da autori antichi in relazione a santuari greci. Esiste dunque un terreno di contatto reale tra cristianesimo e religiosità mediterranea, ed è un terreno che gli storici studiano da un secolo e mezzo senza bisogno di inventare nulla. Il danno prodotto da Zeitgeist è esattamente questo, cioè aver coperto un problema autentico con un elenco fabbricato, rendendo impresentabile una discussione che era legittima.

La spiegazione astronomica del film merita un esame a parte perché è la parte che colpisce di più e quella che regge di meno. Il nucleo autentico c'è, ed è il solstizio. La parola stessa viene da sol e sistere, il sole che si ferma, perché per alcuni giorni l'altezza del sole a mezzogiorno varia in modo impercettibile prima di riprendere a salire. Fin qui è osservazione elementare e vera. Il resto no. La Croce del Sud non era una costellazione per gli antichi, dato che Tolomeo catalogò quelle stelle nell'Almagesto come parte delle zampe posteriori del Centauro e la separazione in una figura autonoma a forma di croce fu opera dei navigatori europei tra il quindicesimo e il sedicesimo secolo. Nessun egizio, nessun babilonese e nessun romano ha mai visto una croce in quel punto di cielo. C'è poi un ostacolo geometrico che chiude la questione, perché quelle stelle si trovano a una declinazione di circa sessanta gradi sud mentre il sole nel punto più basso del suo percorso annuale raggiunge ventitré gradi e mezzo sud e non oltre. Il sole non si avvicina mai a quella regione del cielo, in nessun giorno dell'anno e per nessun osservatore, e in termini di ascensione retta le due posizioni sono separate da circa un quarto di volta celeste. La scena descritta non può accadere. Va aggiunto che intorno al quarto secolo la precessione degli equinozi aveva ormai portato quelle stelle sotto l'orizzonte per gran parte dell'Europa. Quanto ai tre re identificati con la cintura di Orione, l'osservazione è vera come fatto di cielo, perché l'allineamento della cintura indica effettivamente la zona in cui sorge Sirio, ma il nome di tre re dato a quelle stelle è una denominazione popolare europea nata in ambiente cristiano e quindi derivata dal racconto evangelico, non anteriore ad esso. Usarla come prova che il racconto evangelico deriva dal cielo significa girare in tondo. L'identificazione di Betlemme con la costellazione della Vergine si regge invece su un'associazione con l'ebraico beit lechem, casa del pane, che è la corretta etimologia del toponimo ma che non compare in nessuna fonte antica riferita alla Vergine celeste.

Il gioco di parole che funziona solo in inglese

C'è infine un dettaglio che da solo dovrebbe bastare a chiudere il discorso, ed è la somiglianza tra sun, il sole, e son, il figlio, su cui la letteratura astroteologica gioca continuamente per suggerire che il figlio di Dio sia in realtà il sole di Dio. Questa assonanza esiste soltanto in inglese moderno. Non esiste in greco, dove il figlio è hyios e il sole è helios. Non esiste in latino, dove sono filius e sol. Non esiste in ebraico né in aramaico, che sono le lingue dell'ambiente in cui il racconto si è formato. Un'argomentazione che dipende da un'omofonia di una lingua germanica moderna per spiegare un testo mediterraneo del primo secolo non è un argomento debole. È un argomento che non riguarda l'oggetto di cui parla.
La domanda più interessante non è se Zeitgeist abbia ragione, che ormai è chiaro, ma da dove abbia preso quel materiale. La catena è ricostruibile e non porta in Egitto. Porta nella Francia rivoluzionaria, dove nel 1795 lo studioso Charles François Dupuis pubblicò un'opera monumentale in cui sosteneva che tutti i culti del mondo derivassero dall'astronomia. Da lì la tesi passa nell'Inghilterra vittoriana, dove Godfrey Higgins la riprende negli anni trenta dell'ottocento e Gerald Massey, autodidatta di grande fascino e di scarsissima disciplina filologica, la applica all'Egitto. Nel 1875 lo statunitense Kersey Graves pubblica un libro sui sedici salvatori crocifissi del mondo, che è il capostipite diretto di tutti gli elenchi di questo genere ed è celebre tra gli storici per non citare quasi mai una fonte primaria. La catena arriva al presente nel 1999, quando D.M. Murdock, che firmava con lo pseudonimo Acharya S, pubblica un volume in cui l'intero schema viene riproposto, e da quel libro Zeitgeist attinge la sua prima parte. Il film non cita un papiro, non cita un rilievo templare, non cita un'edizione critica. Cita libri che citano altri libri, in una catena lunga due secoli che non tocca mai il documento originale. È questa la caratteristica decisiva, molto più delle singole affermazioni sbagliate, perché una tesi con qualche errore può essere corretta mentre una tesi senza fonti non può nemmeno essere discussa.

Il dettaglio che chiude la questione

A chi obietta che a criticare Zeitgeist siano soltanto gli apologeti cristiani, e l'obiezione è legittima perché in effetti molte confutazioni circolanti in rete provengono da ambienti religiosi, si può rispondere con un fatto che rende la cosa insostenibile. Bart Ehrman, che è agnostico, che ha costruito la propria carriera accademica documentando le contraddizioni e le manipolazioni dei testi neotestamentari e che quindi non ha alcun interesse teologico da proteggere, ha giudicato quelle affermazioni prive di qualunque fondamento nelle fonti. Richard Carrier, che è ateo e che sostiene addirittura la tesi radicale secondo cui Gesù potrebbe non essere mai esistito come persona storica, ha criticato l'uso che la Murdock fa delle iscrizioni del tempio di Luxor. Anche Robert Price, altro autore schierato sul fronte mitista, ha preso le distanze dal suo primo libro. Quando gli studiosi che avrebbero tutto da guadagnare dalla validità di una tesi ne rifiutano pubblicamente le prove, il problema non è più ideologico. È documentario.

Perché questo ci riguarda

Chi frequenta la ricerca storica alternativa dovrebbe essere il primo a prendere le distanze da un prodotto come questo, e la ragione non è morale ma strategica. Ogni volta che una tesi eterodossa viene difesa con materiale inventato, chi vuole liquidare in blocco l'intera categoria riceve un regalo. Non deve più discutere di documenti, di anomalie, di traduzioni controverse o di reperti scomodi. Gli basta mostrare l'elenco di Horus e la questione è chiusa nella percezione del pubblico, comprese tutte le domande legittime che quell'elenco ha travolto nella caduta. Il vero danno di Zeitgeist non è averci raccontato una favola. È aver reso più difficile raccontare qualunque cosa.

Considerazione personale

Ho riflettuto a lungo su cosa renda quel documentario tanto persuasivo, perché il fascino che esercita è reale e chi lo prende in giro non ha capito il fenomeno. La risposta credo stia nella struttura. Zeitgeist non porta un argomento, porta un elenco, e un elenco produce nella mente un effetto di massa critica che nessun singolo argomento riesce a ottenere. Undici coincidenze allineate una dopo l'altra sembrano impossibili da spiegare per caso, e a quel punto lo spettatore smette di verificare e comincia ad accettare. È esattamente lo stesso meccanismo della versione ufficiale che quel film pretendeva di smascherare, cioè l'autorità dell'accumulo al posto della verifica del singolo dato. Chi cerca la verità fuori dai sentieri battuti dovrebbe diffidare degli elenchi lunghi più che di qualunque altra cosa, perché è lì che si nasconde il pensiero pigro travestito da coraggio intellettuale. Un solo documento verificato vale più di sedici salvatori crocifissi senza una nota a piè di pagina.

Nota sulle fonti
Le informazioni sulla mitologia egizia provengono dal corpus osiriaco e dalla tradizione dei giorni epagomeni, quelle sul mitraismo dall'iconografia dei santuari e dall'epigrafia latina, quelle su Attis, Dioniso e Krishna dalle rispettive tradizioni letterarie antiche. I dati astronomici sulla posizione e sulla visibilità storica delle stelle della Croce del Sud seguono la cataloga tolemaica e il calcolo della precessione. La ricostruzione della catena editoriale da Dupuis a Zeitgeist è documentata sulle date di pubblicazione delle opere citate. La valutazione conclusiva sul meccanismo persuasivo dell'elenco è una considerazione di chi scrive e non una tesi accademica.


Fonti
D.M. Murdock, che firmava come Acharya S, The Christ Conspiracy. The Greatest Story Ever Sold, Adventures Unlimited Press, 1999. È la fonte principale dichiarata della prima parte di Zeitgeist e va letta direttamente da chi voglia verificare l'origine delle singole affermazioni del film.
Kersey Graves, The World's Sixteen Crucified Saviors, 1875. È il capostipite ottocentesco di tutti gli elenchi di salvatori paralleli ed è utile proprio come documento del metodo, dato che l'assenza quasi totale di riferimenti alle fonti primarie è visibile a chiunque apra il volume.
Bart D. Ehrman, Did Jesus Exist. The Historical Argument for Jesus of Nazareth, HarperOne, 2012. È la valutazione di uno studioso agnostico e critico dei testi neotestamentari, che esamina e respinge le affermazioni di questo filone senza alcun interesse confessionale da difendere.



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