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Come si lavavano gli antichi: l'igiene prima del sapone industriale come lo conosciamo oggi

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Quando pensiamo all'igiene nel mondo antico, l'immaginario collettivo tende a oscillare tra due estremi altrettanto fuorvianti: da un lato l'idea di popolazioni sporche e indifferenti alla pulizia del corpo, dall'altro il mito di civiltà perdute già in possesso di conoscenze quasi moderne. La realtà, come spesso accade, è più interessante di entrambi gli stereotipi. Sumeri, Accadici, Babilonesi ed Egizi ci hanno lasciato una documentazione sorprendentemente ricca sulle loro pratiche di pulizia, scritta su tavolette d'argilla e papiri medici, mentre Greci e Romani hanno sviluppato veri e propri rituali sociali attorno al lavarsi, curando anche denti, alito e peluria corporea con soluzioni tanto ingegnose quanto lontane dai nostri prodotti industriali. Sumeri e Accadici: le prime ricette scritte della storia La testimonianza più antica che possediamo su una sostanza detergente arriva da una tavoletta cuneiforme sumera datata intorno al 2800 avanti Cristo, ...

Perché i testi sumeri non sono mitologia come le altre

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C'è una frase che chiunque si occupi di questi temi si sente ripetere prima o poi, e probabilmente l'avete pensata anche voi la prima volta che avete incontrato gli Anunnaki: "Ma sono solo miti. Come le leggende dei vichinghi, come Zeus e i titani, come mille altre storie che i popoli antichi si raccontavano attorno al fuoco. Perché mai i sumeri dovrebbero essere diversi?". È un'obiezione seria, e merita una risposta seria. Non una scrollata di spalle, non un atto di fede, ma una risposta fatta di fatti verificabili. Perché la verità è che sì, i testi sumeri sono diversi da tutte le altre mitologie che conosciamo. Non per una sensazione, non per una preferenza di chi ama l'esotico: per una serie di ragioni concrete, che chiunque può controllare, e che non richiedono di credere a nulla in anticipo. Alla fine di questo articolo potrete continuare a pensare che quei racconti siano invenzioni. Ma non potrete più dire che sono invenzioni come le altre. ...

Eridu: Il primo insediamento sulla terra

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Esiste un punto preciso sulla superficie del pianeta che i Sumeri indicavano come l'inizio di tutto.  Non un luogo simbolico, non una metafora poetica dell'origine, ma una località geografica identificabile, con coordinate note, oggi visibile come un rilievo di sabbia e mattoni crudi nel deserto meridionale dell'Iraq. Si chiama Eridu. E il documento più antico che ne parla, la Lista Reale Sumerica, si apre con una frase che vale la pena leggere lentamente. "Quando la regalità discese dal cielo, la regalità era a Eridu." Non nacque. Non emerse. Non si sviluppò gradualmente dalle società tribali precedenti, come descriverebbe qualunque manuale di storia moderno. Discese. E il primo luogo in cui si posò fu una città. Eridu corrisponde al sito archeologico di Tell Abu Shahrain, nel governatorato di Dhi Qar, nell'Iraq meridionale, a poco più di venti chilometri a sudovest delle rovine di Ur. Il sito fu identificato nel 1855 dall'archeologo britannic...

Eliogabalo e la pietra nera di Emesa

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Nell'estate del 219 dopo Cristo, chi si trovava per strada a Roma vide passare un carro trainato da sei cavalli bianchi. Sul carro non c'era un uomo, non c'era una statua di marmo, non c'era un simbolo dell'impero. C'era una pietra nera di forma conica, alta poco più di un uomo. Davanti al carro, correndo all'indietro per non voltare mai le spalle alla pietra, procedeva l'imperatore di Roma. Aveva quindici anni. Nei quattro anni successivi tentò di riscrivere la religione dell'impero più potente del mondo antico, e fallì così completamente che il suo nome venne cancellato dalle iscrizioni e il suo corpo gettato nel Tevere. Questa è la storia di quella pietra, di quel ragazzo, e di un'idea che sarebbe stata accolta trionfalmente cinquant'anni più tardi, quando a proporla fu qualcun altro. Un ragazzo di Emesa Si chiamava Vario Avito Bassiano ed era nato intorno al 204 a Emesa, la città siriana che oggi si chiama Homs. La sua famigli...

Il Soma, l'elisir perduto degli Dei

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Nel cuore pulsante della letteratura vedica, tra le strofe immortali del Rigveda composte oltre tremila anni fa nelle valli dell'Indo, risuona un nome sacro che evoca estasi, immortalità e rivelazione divina. Quel nome è Soma. Il Soma non era semplicemente un concetto teologico, né una divinità astratta del pantheon indo-ariano. Era, prima di ogni altra cosa, una bevanda concreta. Un elisir estratto dalla spremitura di una misteriosa pianta selvatica, consumato dai sacerdoti e dai guerrieri durante complessi rituali cerimoniali per ottenere l'illuminazione spirituale, la chiaroveggenza e una forza sovrumana in battaglia. I testi sacri ne parlano con una devozione che non ha eguali. Interi capitoli, come il nono ciclo del Rigveda interamente dedicato al Soma Pavamana, descrivono il flusso di questo liquido ambrato come la linfa stessa dell'universo. Eppure, nonostante la mole monumentale di inni, invocazioni e dettagli operativi giunti fino a noi, il Soma rappres...

l'anomalia del gene HAR1: Human accelerated region

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Esiste un altro frammento del tuo DNA che è rimasto quasi perfettamente immobile per milioni di anni. Attraversò la comparsa dei primi mammiferi senza cambiare. Passò indenne attraverso migliaia di generazioni di primati, identico a se stesso, protetto da un meccanismo di conservazione genetica così rigido che i biologi lo classificano tra le sequenze più stabili mai osservate nel genoma dei vertebrati. Poi, in una finestra temporale recentissima su scala evolutiva, qualcosa lo ha sbloccato. E ha cominciato a cambiare più velocemente di qualunque altra regione conosciuta del genoma umano. Si chiama HAR1, Human Accelerated Region 1, la prima e più clamorosa delle cosiddette regioni umane accelerate. E la sua storia, documentata su Nature nel 2006, è una delle pagine più sottovalutate dell'intera genetica moderna. Una Scoperta Nata da un Confronto Lo studio che portò alla luce HAR1 fu pubblicato nell'agosto del 2006 su Nature da un gruppo guidato da Katherine Pollard,...

L'Orologio Invisibile del Cosmo: il grande anno platonico

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Tra tutti i fenomeni che governano la volta celeste e scandiscono il ritmo silenzioso del nostro pianeta, nessuno possiede la maestosità, la complessità e il carico di mistero della precessione degli equinozi. Spesso definita nelle tradizioni arcaiche come il Grande Anno, l'Anno Platonico o il Ciclo Perfetto, la precessione è una gigantesca oscillazione astronomica che impiega circa venticinquemilanovecentoventi anni per compiere un singolo giro su se stessa. Si tratta di un battito d'orologio cosmico talmente lento, impercettibile e dilatato nel tempo da risultare totalmente invisibile nell'arco di una singola esistenza umana. Eppure, proprio questa lentissima deriva delle costellazioni sembra essere stata il cuore pulsante dell'architettura sacra, della mitologia comparata e della misurazione del tempo delle civiltà più remote della Terra. Comprendere la precessione significa immergersi in una duplice indagine. Da un lato vi è la rigorosa spiegazione della...